PdR: Premio reale o lavaggio di faccia?
Ormai non ci stupisce più nulla…
La celebrazione del 10%, appannaggio esclusivo dei “bravi bambini” dediti al lavoro e dei non assenteisti totali”, ci giunge proprio dagli stessi “sindacalai” che hanno svenduto la nostra vita considerandolo un traguardo di “miglioramento” e non “un massacro ed una scelta fallimentare” in gni sua sfaccettatura.
Vederlo dipinto come fosse un traguardo, un incentivo, e non con la sua vera connotazione, rientra perfettamente nel loro modus operandi: rifilarci “pacchi” come fossero conquiste, mentre in realtà non sono altro che sanzioni economiche; ricatti in un contesto storico in cui le difficoltà economiche che i lavoratori incontrano sono più che evidenti.
Curarsi per una malattia non è assenteismo ma un diritto fondamentale, riconosciuto e tutelato dal Codice civile, dallo Statuto dei Lavoratori e dalla Costituzione, come garanzia della salute delle persone.
Ma se già adesso hanno legato il premio alle presenze escludendo la malattia, domani quali altri diritti potranno toglierci?
Trattare queste giornate di recupero come “assenze” da penalizzare, significa di fatto scoraggiarne la fruizione quando lecitamente sono necessarie.
Questi signori presunti sindacalisti dovrebbero essere assolutamente consapevoli che nel nostro settore si lavora all’aperto e siamo soggetti alle varie intemperie stagionali; dovrebbero sapere che chi spesso sposta pesi o lavora in posizioni scomode, con il passare del tempo, subisce spesso danni muscolo scheletrici; dovrebbero essere a conoscenza dell’incommentabile stato di stanchezza che stiamo accumulando a causa delle turnazioni che ci hanno imposto e che stanno, inoltre, alterando i normali ritmi circadiani.
E in tutto questo scempio a discapito nostro, da loro avvallato e mai veramente considerato, dovremmo gioire e ringraziare loro e l’azienda per la loro magnanimità?
Dovremmo venire costantemente, ubbidientemente e indefessamente al lavoro, magari ammalati, per essere virtuosi e ricevere il “premio”?
Dovremmo prestare servizio in condizioni che, oltre noi stessi, mettono in pericolo i colleghi?
E come viene messa questa questione sul piano della sicurezza che, con il nostro operato, garantiamo alla collettività che utilizza le nostre infrastrutture?
Chi racconta di volerci tutelare avrebbe dovuto almeno presentarsi con un diverso approccio sulle “assenze” anziché discriminare chi non gode di buona salute, persa magari proprio lavorando e usurandosi fisicamente e mentalmente per un’azienda che è tutt’altro che “la grande, forte, unita e felice famiglia” che vuole far credere all’opinione pubblica .
Un calcolo sulle assenze per malattie derivanti da patologie croniche, per lavoratori fragili, per colleghi coinvolti loro malgrado in incidenti, sottoposti ad interventi importanti che richiedono lunghi recuperi e che poi successivamente si possano trasformare in 104? Non gli è lontanamente passato per la mente?
Dovrebbero ricordare i “signori sindacalai” che è anche grazie a quei lavoratori che pestano le massicciate, spesso trasfertisti per compensare le carenze organizzative aziendali, che l’azienda ha potuto traguardare certi obbiettivi e che qualcuno prende gli MBO con il raggiungimento di target a cui hanno contribuito lavoratori che magari hanno perso la salute nel farlo.
Non siamo fuori dalla realtà e non abbiamo fette di prosciutto sugli occhi: siamo perfettamente consapevoli che, dato il particolare e difficile momento storico in cui viviamo, qualunque aiuto, soprattutto se di natura economica, permette alle famiglie di arrivare alla fine del mese.
Ma questo non giustifica le “trattative al ribasso” di cui siamo vittime inconsapevoli, ignare di un teatrino orchestrato alle proprie spalle da chi avrebbe dovuto parteggiare per i lavoratori che, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, riesce a far risparmiare soldi all’azienda, convincendoci nel frattempo che è colpa nostra se non prendiamo abbastanza perché ci ammaliamo troppo.
NOI NON CONDIVIDIAMO CHE I DIRITTI FONDAMENTALI DELL’INDIVIDUO POSSANO ESSERE SCAMBIATI CON UN PREMIO.


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