Ci siamo, anche la DOIT Ancona è alla griglia di partenza e, come sembra scontato, le pulsioni per piegare la resistenza dei lavoratori alla celebrazione del modello che RFI e OS hanno condiviso il 10 gennaio 2024 si stanno caratterizzando nel peggiore dei modi. Potrebbero sancire anche qui la legittimazione di un modus operandi che i lavoratori stanno pagando sulla propria pelle.
Se è chiaro a tutti come il modello offerto sia fortemente penalizzante per i lavoratori, e a dire il vero anche per il futuro di tutto il settore, il miraggio di calmierare l’impatto è l’argomento con cui le OS cercano di accreditarsi presso l’azienda dimostrando loro completo asservimento.
Negli ultimi mesi l’impegno speso da azienda e OS per neutralizzare la resistenza dei lavoratori, ha visto i “compagni di merende” non escludere alcun mezzo per potersi imporre.
Se in DOIT Verona per sottoscrivere un accordo sono arrivati a riciclare un RSU della FIT CISL che si era dimesso nel 2022, su Bologna si sono addirittura permessi di non rispettare un referendum che non solo aveva visto la partecipazione della maggioranza degli interessati, ma che ha visto più di 2 terzi dire un netto no ad un accordo alle condizioni dell’azienda. Difficile non far notare che la delegazione trattante, con a capo la FIT CISL, non solo ha ignorato il volere dei lavoratori, ma ha sottoscritto il peggior accordo possibile, sempre sotto la guida di una FIT CISL che non sta facendo mancare nulla del proprio repertorio per dimostrarsi un partner affidabile per l’azienda.
Tutto questo senza ripensamenti di sorta, che dimostra quanto la firma servisse solo a dare una copertura alle forzature aziendali, ribadendo nei fatti che l’azienda con la complicità delle OS si affranca dal rispetto di qualsiasi regola, una sorta di territorio franco che sottrae ai lavoratori qualsiasi paletto normativo.
Inutile dire che le cose per i lavoratori non migliorano affatto. Quello che semmai si ripristina è un “miserevole” livello clientelare di cui non è difficile capire chi ne usufruirà.
Mentre in DOIT Firenze la FIT CISL si propone come l’interprete di una firma e lavora per comporre questa aspirazione con gli altri sindacati (il disperato tentativo di fare assemblee blindate alla ricerca di consenso è franato miseramente), in DOIT Ancona spunta una fantomatica raccolta firme che vede lavoratori imploranti un accordo salvifico. Perché una cosa è certa, dove ai lavoratori è stato chiesto (vedi DOIT Bologna) i lavoratori hanno detto no.
Le malelingue sussurrano cene ed incontri tra La FIT CISL ed alcuni CUM e Specialisti, perché facciano pressione per garantirsi una raccolta firme partecipata. Vi sembra possibile?
Chi si trovasse il CUM o lo Specialista impegnarsi a caldeggiare la sottoscrizione di questa raccolta dei “volenterosi”, potrebbe chiedere loro se veramente quella che dovrebbe essere una assurdità, si sia rivelata una triste realtà.
Ma resta il fatto, in ogni caso, che assecondare e coprire l’azienda non può essere il ruolo del sindacato e delle RSU.
Chi non si attiene a questo banale principio non solo non rispetta il volere dei lavoratori, ma sceglie di affrontarne le conseguenze.

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