Il 26 novembre 2025 in DOIT Bologna OS/RSU compiacenti consegnano i manutentori a RFI.
Ma i lavoratori si meritano un trattamento così infame?
Cronaca di una disfatta annunciata che ripropone con forza il tema di chi rappresenta chi.
Abbiamo aspettato qualche giorno prima di dire la nostra sull’accordo in Doit Bologna. Volevamo che senza essere condizionati da una chiave di lettura alternativa, aveste potuto farvi una prima idea di cosa fosse accaduto, così facendo avreste avuto gli elementi necessari per meglio pesare le nostre riflessioni. Dopo aver letto il comunicato dei firmatari, abbiamo valutato anche se fosse il caso dire la nostra: l’arroganza e le menzogne di cui è intriso quel comunicato parlano da sole.
Ma il risultato è ancora peggiore di come lo hanno descritto, quindi un contributo in più non farà male. Occorre però che sia evidente in quale contesto si inserisce questo accordo capestro.
Che il 10 gennaio sia stato sottoscritto senza alcun mandato, che i lavoratori con gli scioperi, i propri comportamenti e addirittura con dimissioni in massa, abbiano confermato questo aspetto dicendo con forza un no a questo disastro è un elemento che non è mai rientrato.
Questo ha portato realtà come la DOIT Bologna ad esprimere una resistenza così forte da impedire che sul territorio venisse avallata l’applicazione di quell’accordo.
Quindi quei sindacati che già erano pronti a genuflettersi all’azienda sin da subito sono stati costretti a fermarsi.
Come degli avvoltoi, hanno atteso che sotto il peso di quanto da RFI imposto si determinasse una resa incondizionata, per poter tornare a rappresentare gli interessi aziendali senza intoppi.
Ma i lavoratori nonostante la stanchezza, hanno dato diversi segnali e capendo cosa ci fosse in ballo hanno continuato a dire no ad un accordo capestro.
A luglio di quest’anno, non dell’anno scorso, con un referendum hanno respinto un accordo costruito sulla trama imposta da RFI, facendo svanire la speranza dei “cialtroni” di poter rivendicare un consenso ritrovato.
I bugiardi seriali che hanno spacciato quella trattativa come l’occasione per migliorare in maniera significativa la vita dei manutentori, hanno quindi prima sostenuto una piattaforma che intervenisse almeno su alcuni punti importanti, per poi non attenersi nemmeno a quei punti di caduta minimi.
Intendiamoci, in questo momento noi riteniamo poco percorribile il sostegno ad un accordo, per alcune questioni che riteniamo vitali.
- Il 10 gennaio è connesso agli accordi territoriali e la loro stipula favorisce quel processo le cui conseguenze vanno ben oltre il turno da applicare. L’ultima notizia che abbiamo ricevuto è che tra qualche giorno Donnarumma l’AD, non il portiere, dovrebbe annunciare la nascita di una nuova società del Gruppo che avrà la missione di diventare il volano di giro dei capitali che serviranno per gli investimenti, Tratte AV etc. L’attivo di RFI andrà a finire li dentro e l’indebolimento della società, potrebbe creare le basi per ipotizzare esternalizzazioni delle attività. Questo le OS lo sanno, pertanto il loro silenzio offrirebbe un quadro più evidente sulle ragioni che ci sono dietro la firma del 10 gennaio e la riorganizzazione che ne è seguita.
- Al di là degli aspetti e delle esigenze dettate dal lavoro, quello che l’azienda, insieme alle OS sta imponendo ai lavoratori è un modello lavorativo che come primo obiettivo ha quello di affermare il principio che non esistono regole, non esistono limiti, bisogna obbedire punto e basta. Pertanto nessuna mediazione è realmente possibile, le regole che l’azienda vuole imporre, le fa a prescindere. E anche di questo, tutti i sindacalisti, RSU compresi, ne sono perfettamente consapevoli.
- Questi interlocutori, azienda e OS, sono del tutto inaffidabili e non fanno neanche granchè per nasconderlo, pertanto fingere che non sia così può essere spiegato solo in due modi: una inadeguatezza totale, e una assoluta ipocrisia che serve a celare i propri interessi di bottega.
- I lavoratori hanno detto no al 10 gennaio in tutti i modi possibili, scioperando in massa, manifestando coi propri comportamenti una indisponibilità ad accettare questo disastro, financo licenziandosi in massa. E nonostante i firmatari pensassero di poter approfittare della stanchezza dei lavoratori che subiscono da quasi 2 anni questo delirio, prospettando miglioramenti paradisiaci, a luglio di quest’anno un referendum molto partecipato, ha spazzato via l’idea di un accordo alle condizioni aziendali. Per questo, sindacalai ed RSU d’accatto, a quel punto, vista la mala parata, per rientrare nelle grazie dell’Azienda hanno pensato che occorresse accettare di tutto. Per come si stanno mettendo le cose all’Azienda e ai firmatari serve chiudere la pratica per poter passare alla fase due.
Detto questo alcune precisazioni al di là delle chiacchiere vanno fatte. Essendo presenti ai tavoli tenutisi in uesti due anni, possiamo dire tranquillamente che un accordo così lo avrebbero potuto sottoscrivere da subito. Questa pantomima è servita solo a dare una mazzata ai lavoratori nel momento in cui si aspettavano una reazione minore. Visto che il tutto partirà dal prossimo anno, scongiurerà anche il rischio di disdette che si potrebbero maturare scoprendo che in questo accordo più che regali ci sono polpette avvelenate. Proviamo a dire alcune cose sull’accordo. Se in questi 2 anni avete letto altri accordi territoriali, potrete notarne le similitudini, quindi per non fare una cosa lunghissima ci soffermeremo su alcuni punti che avrebbero dovuto tentare di migliorare la condizione dei lavoratori e che non ci sono.
Come abbiamo detto non ci soffermiamo sulla parte, prevalente, che sancisce la legittimità del 10 gennaio in DOIT Bologna, ricordiamo solo che per Fit Cisl, Orsa, Ugl e Fast, era palese la disponibilità a fare l’accordo già nei primi mesi del 2024.
Oltre ai problemi generati in prospettiva, col 10 gennaio si da il via ad un modus operandi che provocherà alcune conseguenze specifiche.
- Sul turno: questo turno lo hanno proposto OS/RSU anche se era evidente lo avessero concordato prima. Sarà anche un turno favoloso, ma con il riposo a 9 ore anziché 11, tutti si ritroveranno a sobbarcarsi un peso tutt’altro che piacevole, ricordiamo che le 11 ore erano l’unica possibilità di riprendere fiato in una turnificazione così pesante e schizofrenica. Ci ricordiamo nelle assemblee, in particolar modo la Fit Cisl, come sostenesse che con l’accordo potevamo dire addio alle notti consecutive e i fine settimana liberi a go go, due e mezzo addirittura e poi ci ritroviamo con un turno che prevede, mattina-notte-notte e come se non bastasse proprio di sabato e domenica. Un fine settimana libero al mese, e in un periodo di 8 giorni intervallati da un rise, mattina-notte-notte + mattina-notte-mattina notte. A noi sembra pesante e a quegli imbecilli che sostengono che anche prima si facevano, vorremmo ricordare, che non solo non si facevano quasi mai notti consecutive ma si inserivano in un contesto più stabile, dove tutti sapevano quando lavoravano e potevano organizzarsi la vita, facendo un orario lavorativo giornaliero dal lunedì al venerdì e le due notti la settimana se necessarie venivano comunicate 7 giorni prima, senza deroghe. Con questo accordo non si blinda il turno, ma settimanalmente l’azienda si impegna a comunicare le modifiche il venerdìprecedente, che può voler dire una modifica con un preavviso anche di un giorno solo, fermo restando che per la posizione assunta dal direttore poi alla fine il libero arbitrio aziendale resterà lo stato dell’arte. Sul comunicato, le “Volpi Del Deserto” (da qui in avanti VDD), che hanno firmato l’accordo, si limitano a dire che il turno avrà valenza mensile, ma sappiamo tutti che non essendo blindato non sarà così.
- Altra super bufala che si legge sul comunicato delle “VDD”, è la conferma che l’impianto di appartenenza è il punto di partenza ed arrivo per le attività di lavoro. In realtà quello che hanno concordato è che solo se le attività interesseranno l’ambito di giurisdizione del nucleo manutentivo di assegnazione i lavoratori prenderanno servizio presso il proprio luogo di timbratura, senza alcun riferimento alla fine della prestazione e soprattutto condividendo che la prestazione non solo potrà essere fuori dal proprio nucleo manutentivo, ma qualora fosse così potrà iniziare in un posto diverso dalla sede di timbratura. Sostenendo quindi un meccanismo che non solo non rispetta gli accordi del 2004 seppur in vigore, ma ne legalizza la modalità (stiamo ovviamente parlando della trasferta).
- La reperibilità: se da una parte si dice che verrà organizzata per nucleo manutentivo, subito dopo si aggiunge che se serve si va ovunque. Quindi seguendo la filosofia di questo accordo e soprattutto dei desiderata dell’azienda, limiti non ce ne sono e saremo tutti in balia delle onde. Vorremmo ricordare che oltre che per i guasti, i reperibili sono utilizzati anche per sopperire alle carenze sui cantieri, come ad esempio sostituire lavoratori in turno che si sono ammalati. Nessun paletto nemmeno in questi casi e visto il criterio con cui si chiedono le prestazioni ai lavoratori con questa riorganizzazione e come i lavoratori sono soggetti agli umori di CUM e Specialisti compiacenti, non è difficile capire cosa questo voglia dire.
- Nessuna garanzia di poter usufruire dei giorni festivi, l’accordo offre un ampio margine all’azienda per limitare/discriminare la legittima richiesta dei lavoratori di passarle con i propri cari.
- Resta non solo confermata la mobilità forsennata del personale, costretta a lunghi viaggi per fare qualsiasi cosa, ma l’azienda con il supporto dei firmatari ribadisce la scelta di imporre al personale di viaggiare in solitaria anche di notte. E mentre l’azienda con una certa strafottenza ritiene che il proprio modello organizzativo non consente il viaggio con almeno 2 agenti, questi sindacalai ed RSU da strapazzo hanno ribadito come questo non fosse un problema che attiene alla sicurezza. Infatti, Orsa e Fit Cisl in testa durante la trattativa, hanno sostenuto questa tesi a più riprese. Eppure in più di un caso ci sono stati incidenti nelle varie DOIT, ma l’importante era dimostrarsi proni e bisogna dire che questi personaggetti ci riescono benissimo. Per la precisione citiamo le RSU perché firmando si devono assumere la responsabilità di cosa hanno firmato, ma il loro contributo è stato pressoché nullo, non avendo aperto bocca.
- Di pausa pranzo nemmeno a parlarne, a detta dell’Orsa e Fit Cisl i lavoratori assolutamente non vogliono la pausa pranzo e tanto non è un problema perché si “mangia” lo stesso. Vorremmo limitarci a ricordare che quando riescono, magari ci sono colleghi che “mangiano” lo stesso, ma se prima era un diritto adesso è una concessione, che può essere revocata in qualsiasi momento se non si “cammina” a testa bassa e questo la dice lunga su come avere lavoratori ricattabili sia prima di tutto un obiettivo sindacale.
- Per finire un paio di considerazioni sui soldi: quei quattro spicci che arriveranno facendo tutto quanto previsto dal 10 gennaio, è quanto paga RFI per avervi rovinato la vita, ridotto il riposo etc. Dovrete fare tutto, altrimenti si ridurranno ulteriormente e la condizione che faccia fede il turno “teorico” potrebbe essere anche un arma a doppio taglio, perché sarà una ulteriore arma che l’azienda potrà esercitare in sede di confronto sulle quadrimestrali. Poi c’è la questione del sesto e settimo giorno lavorato, adesso a prestazione unica giornaliera è una competenza che dovrebbero riconoscere. Ma nessuno nota che il turno avvicendato che facevamo e questo imposto dall’accordo, hanno le stesse prestazioni e girano in maniera paragonabile, a parte le 11 ore di riposo del primo? Che i sindacati che sono titolari dell’interpretazione corretta del CCNL, non abbiano posto mai il problema che due turni pressoché uguali non potessero essere considerati di tipologie diverse, non vi sembra strano? Riteniamo che per dare la sensazione che ci fossero più soldi da prendere con l’accordo, si siano eliminati quelli che già spettavano e con questo giochino RFI non solo ha risparmiato, ma ripristinando il pagamento di una competenza non riconosciuta arbitrariamente, la spaccia per un incremento salariale. Perché qui il fatto è che non prenderete di più perché c’è l’accordo, in realtà prenderete competenze che vi spettavano anche prima e ai firmatari questo serve per farvi credere che vi hanno dato qualcosa in più.
Come abbiamo detto i 10 minuti di flessibilità e qualche altra minuteria sarebbero stati presenti in un accordo anche se sottoscritto l’anno scorso.
Questa vicenda ha segnato un momento mortificante per i lavoratori della DOIT di Bologna, ignorati nella posizione espressa a più riprese, a cui è stato imposto un accordo di merda, fatto con i piedi, e tutto a favore dell’azienda.
Leggere poi il comunicato dei firmatari, dimostra quale sia la considerazione che questi personaggi hanno dei lavoratori.
Addirittura hanno avuto il coraggio di scrivere che sarà un accordo fondamentale per lo sviluppo ed il futuro della Manutenzione Infrastruttura, quando tutti sanno che la discussione si sta rapidamente spostando verso le modalità di esternalizzazione delle attività e, ciliegina sulla torta (su questo si riconosce il tocco femminile della Fit Cisl), hanno pure avuto il coraggio di scrivere che questo accordo andrà a migliorare sensibilmente la correlazione dei tempi di vita/lavoro.
Pensiamo che questi spunti di riflessione possano aiutarvi a capire come le cose che vi raccontano siano lontano da quello che hanno firmato. Per verificarlo basta leggere quello che vi dicono e quello che hanno firmato.
Non crediamo nella buona fede di questi signori, anche se l’inadeguatezza è una prerogativa che li caratterizza da sempre, pertanto invitiamo tutti a riflettere attentamente a chi affidare la propria vita. Se la Fit Cisl, l’Orsa, l’Ugl e il Fast si sono da subito rivelate per quello che erano, ci teniamo a ricordare a tutti che in questi quasi 2 anni, seppur senza esprimersi sul 10 gennaio, la Uilt e la Filt Cgil, si sono posti in maniera più critica rispetto a quanto stesse accadendo e questo ha illuso i lavoratori, che infatti hanno partecipato in massa, ad esempio, al referendum di luglio 2025.
Dopo quel referendum, che forse qualcuno sperava vedesse la legittimazione del Si, quel grande risultato è diventato una enorme patata bollente, tant’è che in poco tempo la Uilt ha pensato bene di disconoscerlo e rientrare nello schieramento tra i graditi all’azienda.
Le RSU che hanno fatto una sola cosa, ovvero impedire ai delegati non graditi la partecipazione a riunioni indette a nome di tutta la RSU, sono rimaste supine in scia, adeguandosi a quanto indicato dai loro segretari. La posizione della Filt Cgil riteniamo debba essere ben compresa onde evitare equivoci. Infatti arriva alla ripresa del confronto dichiarando l’intenzione di rispettare il mandato ricevuto dal referendum.
Nel frattempo la delegazione trattante che da oltre due anni sta gestendo il confronto, ricordiamo che la trattativa sull’orario di lavoro parte nell’estate del 2023, si ritrova de facto commissariata. Subentra nell’ultima fase il segretario generale dell’Emilia Romagna, che partecipa alle ristrette con RFI e parteciperà come titolare alla trattativa del 26 novembre.
Così facendo la Filt Cgil arriva alla trattativa con una piattaforma di molto ridimensionata, che vede ulteriori cedimenti anche durante il confronto. Ma nonostante il segretario abbia dato segnali, non solo di non conoscere la materia, ma di essere anche disposto a firmare,gli altri componenti della delegazione, in uno scatto disperato o di orgoglio, valutatelo voi, riescono ad impedire al segretario di mischiarsi col resto del ciarpame che ha firmato l’accordo.
Ora è evidente che un accordo senza la CGIL a Bologna non è politicamente una cosa che passa inosservata e il tentativo di farli rientrare nei ranghi è tutt’ora in corso. Al momento c’è la paura per le disdette, e anche l’accordo si applicherà dall’anno prossimo, ma non è detto che sull’allungo la posizione del segretario non prenderà il sopravvento. Perché il 10 gennaio lo hanno firmato tutti, come tutti insieme proseguiranno in questo percorso distruttivo se non li fermeremo.
Per questo non possiamo non ripeterlo, bisogna cambiare passo, smettere di affidarsi a questi e darci una alternativa, altrimenti ci asfalteranno.
Bologna, 7 dicembre 2025

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