ALL’ARROGANZA CON CUI RFI E LE OOSS, IMPERTERRITE,
CONTINUANO A DISTRUGGERE TUTTO CIO’ CHE INCONTRANO,
IL 10 GENNAIO 2026 RISPONDEREMO A TONO:
SCIOPERO!

Sono passati 2 anni dalla firma dell’accordo del 10 gennaio e alcuni elementi sono evidenti a tutti, soprattutto a quelli che non vorrebbero vederli.

Lo stravolgimento della vita risulta essere un obiettivo che l’azienda persegue senza tregua, accordi territoriali o meno; tutti i lavoratori sono in balia degli umori dei CUM e galoppini vari con il sostegno dei sindacati firmatari che hanno avviato una vera e propria crociata contro i lavoratori fatta di sudditanza nei confronti di RFI, ma soprattutto di menzogne indecenti che forse meriterebbero una reazione dei lavoratori un po’ più “forte” di quanto fin qui espressa.

Nel frattempo i lavoratori fanno i conti con una compagine sindacale che sputa su qualsiasi segnale i lavoratori abbiano dato per opporsi a questo processo riorganizzativo (a Bologna hanno addirittura ignorato l’esito di un referendum nonostante avesse partecipato la maggioranza degli interessati e il No all’accordo avesse doppiato i favorevoli).

Per non smentirsi,questi sindacalai da accatto, si apprestano a impostare nelle Doit che ancora non hanno firmato lo stesso schema.

La prossima trattativa sarà a Firenze e a tal proposito ci faremo promotori delle iniziative necessarie per contrastare la possibile firma che anche in quel caso andrebbe ad ignorare il parere espresso da quei lavoratori con raccolte firme che non possono lasciare traccia alle interpretazioni.

Tutto questo in un clima che registra stanchezza tra i lavoratori e che è linfa vitale per azienda e sindacati che sperano così di far capitolare ogni resistenza, requisito necessario per poter proseguire nelle loro manovre distruttive.

A Gennaio tenteranno di far capitolare anche le Doit non ancora firmatarie, perché non chiudere la prima fase sarebbe un ostacolo al loro progetto che è oramai chiaro a tutti e che vede la Manutenzione Infrastruttura smembrata per favorire l’ingresso dei privati.

Ma mentre facciamo quotidianamente i conti con tutto questo, inesorabilmente assistiamo ad un drastico peggioramento delle condizioni di sicurezza.

Intendiamoci gli ingredienti che caratterizzano l’origine dei rischi che si corrono a lavorare in RFI, in particolare sui cantieri, viene sicuramente da lontano; Brandizzo accade prima del 10 gennaio 2024, quello che però cambia è che con il 10 gennaio prima e con la riorganizzazione che ne consegue poi, il contesto in cui si genera quella strage, non solo non viene messo in discussione, ma viene assunto come modello che RFI adotta per assecondare i suoi progetti.

E così, fra incidenti letali e tragedie mancate solo per puro caso, lavorare nel nostro settore è diventato ancora più pericoloso.

Per questo riteniamo che la riorganizzazione di RFI si nutra di quello che da molto tempo definiamo come il “modello” Brandizzo.
Per meglio comprendere quali siano gli ingredienti di cui si nutre questo modello, occorre monitorare due aspetti che ad oggi sono centrali nella gestione che RFI impone:

  • neutralizzare la capacità dei ferrovieri di arginare le spinte che arrivano dalle ditte appaltatrici e da chi gestisce l’organizzazione del lavoro in RFI
  • determinare un clima di paura che chiarisca a tutti che non assecondare le esigenze dell’impresa provocherà inevitabilmente conseguenze, dirette o indirette che siano, ma di sicuro in qualche maniera la faranno pagare a chi non si allinea

Basterebbe analizzare l’ultimo incidente ad Ala (Trento), per capire come sia palpabile il clima che si è creato e che favorisce quella cortina omertosa che più di altre occasioni, impedisce anche solo di comprendere cosa sia accaduto.

Occorre quindi capire che il 2026 sarà l’anno in cui dovremo cambiare passo, ribadire con ancora più forza la nostra indisponibilità ad assecondare un processo che ci porterà inevitabilmente a sbattere e nemmeno in un lasso di tempo così lungo.

E se dovremo inevitabilmente porre la questione, che chi oggi pretende di parlare al posto nostro, deve essere assolutamente messo in discussione, dovremo con urgenza porre al centro la questione della sicurezza sul lavoro, con ogni mezzo necessario.

Se per le Aziende (vale per RFI ma anche per le Imprese Appaltatrici) e le OOSS è accettabile che i lavoratori siano sacrificabili, in quella specie di “Mattatoio” in cui vogliono relegarci, dobbiamo avere la forza di ribadire che non ci stiamo.

Per questo il 10 gennaio 2026 abbiamo indetto uno sciopero che dovrà ricordare perché è da due anni che lottiamo, cosa c’è realmente in gioco e che non abbiamo intenzione di mollare.

A chi continua ad insistere con la tiritera del oramai non si può più tornare indietro, ricordiamo che il problema è semmai dove vogliamo andare e di sicuro non allo sbando che questa direzione imposta ci offre.

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